
Sono uscito dalla proiezione di Transformers – La vendetta del caduto con le note di New Divide dei Linkin Park a palla e con la sensazione che se ci fossero stati 10-15 minuti in più d’azione nel finale sarei stato ancora più felice, perché tutto si sarebbe compiuto.
Voglio provare a scrivere questo commento al film rivelando il meno possibile e quindi non posso dire perché ci avrei visto bene questi 10-15 minuti in più, che probabilmente non ci sono perché così la lunghezza sarebbe diventata commercialmente insostenibile, e spero che avremmo occasione di parlarne dopo che lo avrete visto tutti. Intanto posso dire che quindici minuti in più non mi avrebbero comunque dato fastidio perché io di azione alla Michael Bay non ne ho mai abbastanza e, soprattutto, non mi stancano mai i suoi tanto criticati rallenty! Pensate un po’ che rabbia andare al cinema a vedere un film di Michael Bay senza un rallenty, senza un elicottero, senza un tramonto… come se vi cucinassero la carbonara senza il guanciale!
Acquisto più consapevolezza di questa mia inconfessabile passione ogni volta che mi capita di rivedere Armageddon, durante il quale mi cade sempre immancabile una lacrimuccia, quando mi ripasso Pearl Harbour, che se invece di un film ne faceva due poteva venir fuori un ambo più riuscito di quello che Eastwood ha ambientato da quelle parti, e ovviamente, non me ne sono ancora stancato al centesimo passaggio del primo Transformers. Non posso certo essermi annoiato qui, dove, se c’è un difetto, appunto, è che con tutti quei robottoni in campo, forse Bay avrebbe avuto bisogno di più spazio o, al limite, dovuto sacrificare qualcosa di alcune chiaccherate tra i co-protagonisti umani della pellicola.

Umani, alcuni nemmeno troppo, che si sono meritati tutti lo stipendio perché stanno sullo schermo tutto il tempo che serve e mantenendo in pieno le promesse. Nel primo Transformers Megan Fox interpreta una Mikaela che tutti ricordano per un paio di camminate davanti e da dietro, per come alza il cofano di una Camaro fornendo importanti informazioni sul funzionamento dei carburatori a doppio corpo e dello spinterogeno e per la capacità drammatica che dimostra recitando l’indimenticabile battuta “io guido, tu spari“!

In Revenge of the Fallen mi sembra evidente che ci pensano le moto a non far rimpiangere i cofani e vi posso assicurare che non mancano né le dimostrazioni delle sue conoscenze motoristiche, né delle sue doti interpretative, che, anzi, hanno pure più spazio visto che qui la storia d’amore “cresce”. Cammina meno e corre di più, è vero, ma l’assenza di più di una passeggiata fatta come si deve è ampiamente compensata dalla presenza sullo schermo della sua rivale Isabel Lucas che, in quanto ad incedere, non ha ancora ricevuto il trattamento che meriterebbe né in trailer né in fotografia, ma nel film non penso che lascerà l’amaro in bocca a nessuno.

Shia La Beouf nel primo si distingueva non tanto per le sue doti d’uomo d’azione ma più per la sue qualità comiche (necessarie per il ruolo di eroe involontario) e qui, continua a giocare alla grande con i suoi genitori, con un ineccepibile John Turturro, con la godibile new entry Ramon Rodriguez (apprezzabile anche il cortocircuito tra la storia e i siti virali che in questi giorni ci stanno dando tanto da fare) e con le sue controparti robotiche. Certo non siamo quasi mai di fronte ad un umorismo raffinato e le fuoriuscite di olio, refrigerante e tergivetri dagli Autobot sono frequenti e abbondanti, ma anche qui, perché aspettarsi qualcosa di diverso?

Tra i militari guadagna spazio, in termini di qualche battuta, Tyrese Gibson su un Josh Dahamel che ha acquistato qui un vero ruolo di comando e grosse responsabilità, ma è chiaro che andati oltre Sam e Mikaela noi siamo venuti al cinema per vedere i Transformers e trovo più che giusto che tutti gli altri personaggi siano tanto abbozzati nei loro caratteri quanto lo sono i nostri robot, cui chiediamo di trasformarsi e combattere, con una chiara e netta distinzione tra bene e male che deve emergere anche dal loro carattere, spinto da pistoni e turbine.

Di Transformers, soprattutto di Decepticons, ce ne sono tantissimi, ben oltre la mia capacità di contarli e, soprattutto, di nominarli. E’ evidente che con così tanta metallo sul fuoco Bay non abbia avuto il tempo di “presentati tutti”, lasciando così anche intendere quanto di fronte ad un limitato numero di eroi l’universo dei cattivi sia ancora molto vasto e tutto, fortunatamente, da esplorare, con una varietà di avversari che vanno dal minuscolo al gigantesco (e una serie di citazioni infinite, non solo in quest’ambito).

Al di là di Optimus Prime e di Bumblebee anche gli stessi Autobot protagonisti del primo film hanno in realtà meno spazio per esprimersi a vantaggio di una varietà (che sicuramente fa un grande piacere alla Hasbro) e di alcuni nuovi protagonisti anche tra i buoni, veramente impressionante che trova il momento di massimo godimento all’apparire di Devastator. Una presenza visibile “in disguise” durante tutto il film con un’aspettativa per il momento dell’assemblaggio veramente in crescendo continuo.

Non penso di dover dire più di tanto sugli effetti speciali. Inizialmente temevo che l’aver ambientato nel deserto l’intero, lunghissimo, combattimento finale avrebbe tolto spettacolarità al tutto. Invece, con difficoltà tecniche che devono essere state non da poco per gestire tutti quei pixel in piena luce, solo un’ambientazione del genere poteva offrire a Devastator lo spazio necessario a muoversi (è talmente grande che non sta nello schermo e, questa affermazione è volutamente ingenua, non penso sia solo per un problema di costi di produzione), con le piramide ed altre rovine che si dimostrano interessanti quanto la città per tutti i tanti altri duelli in corso.

Le trasformazioni e, come ho detto prima, gli assemblaggi di più Transformers (si, ne abbiamo più d’uno) sono se possibile ancor più belli e fluidi che nel precedente e anche se è evidente che gran parte del movimento è “rumore di fondo” gestito in gran velocità, l’illusione è ancora una volta realizzata tanto bene quanto fantastica è la “trasformazione” della portaerei che abbiamo già avuto modo di ammirare nel trailer e che mette ancora una volta Bay in vetta alla classifica dei migliori distruttori del cinema (anche se deve darsi una mossa a fare il 3 perché a giudicare dal trailer di 2012 Emmerich a novembre lo supera).

Due parole, infine, sulla storia (tanto criticata pure questa). E’ tale e quale a quella del primo, ma meglio perché non ha quell’impalcatura precaria della ricerca degli occhiali dell’avo di Sam per arrivare all’AllSpark (!!!) quando poi tutti ci arrivano per altre vie e nemmeno la risibile svolta dell’hacker che “fa la sua magia” ed estrae dal segnale trafugato attraverso il portacipria dei simboli che portano al Settore Sette. Non spoilero niente perché si capisce già dal trailer (ma i più sensibili possono non leggere e saltare a dopo l’immagine successiva): ci sono i buoni e i cattivi, i cattivi cercano Sam per qualcosa che lui non sa di sapere mentre i buoni lo proteggono e via via che i tasselli si incastrano tutti convergono verso lo scontro finale e trovo che gli sceneggiatori abbiano fatto meglio il loro mestiere questa volta, pur lasciando nel finale spazio solo a Bay e alle sue esplosioni.

A chi mi chiede se mi è piaciuto più il primo o questo secondo film posso rispondere che il primo aveva meno robot, più sorpresa e più tempo a disposizione per farceli apprezzare, ma una trama più discutibile e troppi pochi robot. Qui i Transformers sono usciti allo scoperto, non è più possibile nasconderli e invadono il mondo, e lo schermo, con una forza impareggiabile che, capisco, può travolgere ed ha sicuramente frastornato una critica cui non si può certo negare che questo film sia veramente tanto.
Ma dove il tanto diventa troppo è un confine che dipende dal tipo di spettatore, dalla sua passione per il gioco e i giocattoli, dalla sue età e dalla predisposizione d’animo con cui va a vedere un film in cui dei robot parlanti (senzienti) che vengono da un altro pianeta difendono gli umani minacciati d’estinzione dalla loro controparte cattiva.
Io non sono un critico e, come ho già detto molte volte a quello che tra gli stroncatori di Transformers 2 apprezzo di più, non ho un’idea precisa di cinema, non sono convinto che gli attori debbano recitare più di quel che serve e un regista essere costretto a “crescere” (nel caso, poi, cresca su altri film, non certo su questi). Noi cresciamo, ma il nostro posto in quell’età in cui un tramonto fa sognare e un rallenty emoziona viene preso da altri ed è giusto che anche loro si godano il loro concentrato di Bay al 100%. Con Transformers 2 siamo almeno al 130%.
ps: se Bay poi vuole darci prova delle sue qualità in altro modo io gli suggerirei una spin-off drammatico da Transformers sulla vita del padre di Mikaela, quel poco che ho visto offre molti spunti.
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